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Quando l’acqua non perdona: l’alluvione dell’Emilia-Romagna del maggio 2023

Quando l’acqua non perdona: l’alluvione dell’Emilia-Romagna del maggio 2023

Il racconto di una catastrofe annunciata tra meteorologia estrema e solidarietà umana

Lugo di Romagna, 18 maggio 2023Più di mezzo metro d’acqua in casa. Mobili galleggianti. Una vita da ricostruire. E poi loro: gli “angeli del fango” arrivati da tutta Italia con pompe, idropulitrici e tanta, tantissima volontà di aiutare.

Due ondate, un disastro

L’Emilia-Romagna ha vissuto il suo maggio più drammatico dal 1939. Non una, ma due ondate alluvionali: la prima tra l’1 e il 4 maggio, la seconda – la più devastante – tra il 15 e il 17 maggio. In alcuni punti sono caduti oltre 600 millimetri di pioggia in pochi giorni, l’equivalente di un’intera stagione concentrata in meno di tre settimane.

La situazione meteorologica era di quelle che i meteorologi chiamano “tempesta perfetta”: una circolazione di bassa pressione bloccata sull’Adriatico che continuava a pompare aria umida verso gli Appennini, creando l’effetto stau – quando le montagne bloccano le masse d’aria cariche di umidità costringendole a scaricare tutta la loro acqua sopravento.

Come ha spiegato Carlo Cacciamani dell’Agenzia Italia Meteo: “Immaginiamo un vortice che, dal mare, convoglia aria da sud verso l’Emilia-Romagna. In più c’è stato un effetto stau, con la conseguenza che le precipitazioni sono avvenute sopravento all’Appennino.”

I fiumi che non ce l’hanno fatta

21 fiumi esondati contemporaneamente. Una cosa mai vista prima nella storia moderna della regione. Il Santerno che rompe gli argini a Ca di Lugo, il Senio che allaga Castel Bolognese e arriva fino al centro di Lugo, il Lamone che devasta Faenza con 7 metri d’acqua in alcuni punti, il Savio che inonda Cesena.

A Lugo, paese di 32.000 abitanti nella Bassa Romagna, l’acqua è arrivata nel centro storico per la prima volta nella storia moderna. Le strade si sono trasformate in fiumi, le case del piano terra sono diventate acquari, intere famiglie hanno dovuto essere evacuate sui tetti.

La testimonianza di chi c’era

“Quando sono arrivato da Lugo, tre giorni dopo l’alluvione, il panorama era apocalittico”, racconta chi ha vissuto quei momenti in prima persona. “Casa di mia suocera: oltre mezzo metro d’acqua al piano terra. Tutto da buttare, tutto da rifare. Ma non eravamo soli.”

L’Italia del volontariato si è mossa immediatamente. Da nord a sud, migliaia di persone sono partite con furgoni carichi di pompe, idropulitrici, pale, secchi e soprattutto tanta voglia di aiutare. Gli “angeli del fango” – così sono stati ribattezzati – hanno lavorato instancabilmente per giorni: svuotare case, pulire strade, ridare dignità a un territorio devastato.

“Pompe, manichette, idropulitrici. Ore e ore a svuotare l’acqua, tirare fuori mobili distrutti, lavare via il fango. E intorno a te centinaia di persone che fanno la stessa cosa. Una catena di solidarietà che non dimenticherò mai.”

I numeri della tragedia

  • 15 morti (16 con il ritrovamento di Fiorenzo Sangiorgi a Belricetto di Lugo)
  • 36.000 sfollati al picco dell’emergenza
  • Oltre 100 comuni coinvolti
  • 6.262 interventi dei Vigili del Fuoco
  • Danni stimati: oltre 8 miliardi di euro
  • 280 frane registrate
  • 400 strade interrotte

La risposta della scienza

Gli scienziati del Politecnico di Torino hanno definito l’evento “senza precedenti” per il periodo di osservazione iniziato nel 1920. Non tanto per l’intensità delle piogge singole (le Marche nel 2022 avevano visto intensità maggiori), ma per la persistenza e l’estensione geografica.

Il professor Pierluigi Claps ha spiegato: “Dalle prime analisi dei dati storici emerge che l’entità della precipitazione in 36 ore su quelle aree potrebbe non avere precedenti in tutto il periodo di osservazione.”

Cambiamenti climatici o gestione del territorio?

Il dibattito si è subito acceso. Da una parte chi punta il dito sui cambiamenti climatici: “Un’atmosfera più calda può contenere più umidità”, dicono i climatologi. Dall’altra chi evidenzia problemi di gestione del territorio: cementificazione eccessiva, casse di espansione insufficienti, manutenzione inadeguata dei fiumi.

La verità, come spesso accade, sta nel mezzo. L’Emilia-Romagna ha una percentuale di suolo consumato tra il 10% e il 30% (contro una media nazionale del 3-7%). Ma è anche vero che eventi di questa magnitudo metterebbero in crisi qualsiasi sistema di difesa idraulica.

La solidarietà che non si dimentica

In mezzo alla tragedia, l’Italia ha mostrato il suo volto migliore. 37 milioni di euro donati spontaneamente dai cittadini. Concerti benefici. La Partita del Cuore. Elon Musk che ha fornito i terminali Starlink per le comunicazioni d’emergenza. La Formula 1 che ha donato un milione di euro.

Ma soprattutto migliaia e migliaia di volontari arrivati da tutta Italia. Con i furgoni carichi di attrezzature e il cuore carico di speranza. Gli angeli del fango che hanno dimostrato che di fronte alle calamità naturali, l’Italia sa ancora fare squadra.

La solidarietà che viene dalle montagne

Tra i migliaia di soccorritori accorsi in Emilia-Romagna, un posto speciale lo meritano i Vigili del Fuoco del Trentino. Dai corpi permanenti di Trento alle squadre volontarie di Fassa, Cles, Pergine e Vallagarina – cento uomini che hanno lasciato le loro valli per correre in aiuto di chi aveva perso tutto.

Con due elicotteri atterrati a Castrocaro Terme, 18 gommoni per i soccorsi acquatici e attrezzature specializzate, i pompieri trentini hanno operato in prima linea a Modigliana, San Ruffino di Dovadola, Tredozio nel Forlivese, recuperando circa 30 persone dai tetti e dalle case allagate.

“Il Trentino non farà mai mancare la propria solidarietà a chi sta vivendo situazioni di difficoltà”, aveva dichiarato il presidente Maurizio Fugatti. E così è stato: dai Distretti dell’Alto Garda e delle Giudicarie, da Pergine con la sua squadra fluviale specializzata, da ogni angolo del Trentino sono partiti i “pompieri delle montagne” per portare speranza nella pianura allagata.

Tra di loro, amici e conoscenti di tanti paesi trentini, gente che conosci, che incontri al bar, che vedi alle feste del paese. Persone normali che fanno cose straordinarie, lasciando famiglia e lavoro per andare a spalare fango a centinaia di chilometri da casa. Perché è così che funziona la solidarietà italiana: semplice, concreta, senza tante parole.

Le lezioni per le nostre montagne

Anche se le Dolomiti sono lontane dai fiumi romagnoli, eventi come questo ci ricordano quanto sia fragile l’equilibrio idrogeologico delle nostre valli alpine. Precipitazioni estreme, versanti instabili, torrenti che possono diventare impetuosi in pochi minuti: anche da noi la vigilanza deve essere costante.

La meteorologia moderna ci permette di prevedere questi eventi con 48-72 ore di anticipo, ma la natura può sempre sorprenderci. L’importante è essere preparati, avere piani di emergenza e – soprattutto – mantenere vivo quello spirito di solidarietà che ha reso meno amaro il maggio 2023 dell’Emilia-Romagna.

Un pensiero e un grazie vanno a tutti gli “angeli del fango” che hanno dimostrato che anche nei momenti più bui, l’umanità sa brillare ed in particolare ai miei amici Luca ed Ennio che non ci hanno pensato un attimo, si sono fatti centinaia di km per arrivare dalla Lombardia e dalla Liguria per donare il proprio tempo, lavoro e soprattutto umanità.


Fonti consultate: ARPAE Emilia-Romagna; Politecnico di Torino; Agenzia Italia Meteo; Protezione Civile; Regione Emilia-Romagna; testimonianze dirette; varie testate giornalistiche.
Immagine cortesia di Ufficio Stampa – Provincia Autonoma di Trento

 

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