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L’incubo si ripete: l’alluvione del settembre 2024 in Emilia-Romagna

L’incubo si ripete: l’alluvione del settembre 2024 in Emilia-Romagna

Solo sedici mesi dopo la tragedia del 2023, l’acqua torna a devastare gli stessi luoghi. 

Lugo di Romagna, notte tra 18 e 19 settembre 2024Il cellulare che squilla nel cuore della notte. Le sirene in lontananza. Il suono delle campane della chiesa che battono le tre di notte per svegliare chi ancora dorme. E tu, di nuovo a Lugo, di nuovo con il fiato sospeso a seguire i bollettini della Protezione Civile. Di nuovo con l’ansia che ti prende la gola.

L’incubo che nessuno voleva rivivere

“Non può succedere di nuovo”. È la frase che tutti ripetevano, quella che ci si diceva per esorcizzare la paura. Invece è successo. Solo 16 mesi dopo la devastazione del maggio 2023, l’Emilia-Romagna si è ritrovata nuovamente sott’acqua. Gli stessi fiumi, gli stessi paesi, la stessa disperazione negli occhi della gente.

Questa volta però c’era qualcosa di diverso, di ancora più crudele: la consapevolezza. Nel 2023 l’alluvione era arrivata come un pugno nello stomaco, inaspettata nella sua ferocia. Nel 2024 tutti sapevano cosa poteva succedere, tutti speravano che i lavori fatti bastassero. E invece…

La meteorologia dell’impossibile

Tra il 17 e 19 settembre 2024, sui cieli dell’Emilia-Romagna si è abbattuto quello che i meteorologi definiscono un evento di “precipitazione estrema”: intensità eccezionali concentrate in poco tempo su aree ristrette. In alcune zone sono caduti 350 millimetri di pioggia in meno di 48 ore, quasi la metà di quello che normalmente cade in un anno intero.

La depressione Boris, arrivata dall’Europa orientale, si è fermata proprio sopra la Romagna come un disco rotto, scaricando tutta la sua furia sempre negli stessi punti. A Casola Valsenio, dove nel maggio 2023 erano già caduti 450 millimetri, questa volta ne sono arrivati altri 340 in poche ore. Il terreno, ancora saturo dalle pioggie precedenti, non poteva assorbire niente. Zero.

Traversara: il paese che non c’è più

Se dovessimo scegliere un simbolo di questa alluvione, sarebbe Traversara. Una frazione di Bagnacavallo di nemmeno 500 anime, che nella notte del 19 settembre ha vissuto il suo apocalisse personale.

L’argine del Lamone non ha retto. È crollato per oltre 100 metri proprio davanti al paese, e il fiume si è riversato nell’abitato come uno tsunami. Case crollate, muri divelti, auto trasportate nei campi come giocattoli. La gente sui tetti che aspettava gli elicotteri dei soccorsi, in una scena da film dell’orrore.

“Traversara si mostra come se fosse stata bombardata”, ha scritto un giornalista arrivato sul posto. “Come se uno tsunami l’avesse distrutta. Un terremoto.”

E il particolare che spezza il cuore: nel 2023 Traversara si era salvata. L’acqua era passata pochi chilometri più a sud, a Boncellino. Gli argini erano stati rafforzati dove avevano ceduto prima, ma non lì. E proprio lì, dove nessuno se l’aspettava, il fiume ha scelto di passare.

Una notte insonne a Lugo

A Lugo l’acqua è arrivata meno violenta del 2023, ma l’ansia era la stessa. Anzi, peggiore. Perché stavolta sapevi esattamente cosa poteva succedere.

Il Senio che esonda a Cotignola. Il Lamone che rompe a Traversara. I sindaci che lanciano appelli disperati sui social: “Chi abita vicino ai fiumi vada ai piani alti”. E tu, sveglio tutta la notte, a controllare ossessivamente i bollettini della Protezione Civile.

I numeri di una tragedia annunciata

  • 2.500 persone evacuate
  • 1.000 sfollati solo nella prima notte
  • L’ospedale di Lugo evacuato preventivamente
  • 21 fiumi di nuovo in piena simultaneamente
  • Faenza allagata per la terza volta in 16 mesi
  • Fortunatamente nessun morto, ma solo per miracolo

La rabbia dopo la paura

Passata la paura, è arrivata la rabbia. Una rabbia sorda, profonda, che si è diffusa tra chi quelle case le aveva già ricostruite una volta. “Abbiamo avuto due estati per fare le cose giuste, ma non è stato messo in campo nulla”, ha detto un allevatore di Traversara davanti alle carcasse dei suoi animali morti nell’alluvione.

Gli argini erano stati riparati dove si erano rotti nel 2023, ma non rafforzati altrove. Come se l’acqua dovesse per forza scegliere sempre gli stessi punti per uscire. Come se un fiume in piena fosse un treno che segue sempre gli stessi binari.

La solidarietà che non muore

Ma come nel 2023, di nuovo sono arrivati gli “angeli del fango”. Da tutta Italia, con i furgoni carichi di pompe e pale e tanta, tanta volontà di aiutare. Perché di fronte alla disperazione, l’Italia sa ancora tirare fuori il meglio di sé.

“Mi stanno scrivendo in tanti per dare una mano”, diceva il sindaco di Bagnacavallo. E come l’anno prima, Lugo si è riempita di volontari con le pettorine arancioni, pronti a spalare fango e riportare dignità a chi l’aveva persa di nuovo.

La lezione che non impariamo mai

Due alluvioni di portata storica in 16 mesi. Quattro eventi alluvionali in due anni (settembre 2024, ottobre 2024, maggio 2023 bis). Una frequenza che i libri di meteorologia definirebbero “impossibile” se non fosse già successa.

Il riscaldamento globale ha reso l’atmosfera un serbatoio di energia più potente. Le perturbazioni non sono cambiate nella loro essenza, ma ora hanno più forza, più intensità, più cattiveria. E i nostri territori, progettati per il clima di 50 anni fa, non riescono a reggere gli eventi del clima di oggi.

Traversara: da simbolo di distruzione a simbolo di rinascita

Oggi, a più di un anno di distanza, Traversara sta lentamente rinascendo. 3 milioni di euro per la messa in sicurezza e il riassetto urbanistico. Un piano di ricostruzione integrato che prova a coniugare sicurezza e vita comunitaria. La Stazione dei Carabinieri che ha riaperto le porte dopo 16 mesi di inagibilità.

Ma soprattutto la ostinata determinazione dei suoi abitanti a non arrendersi. Perché Traversara, più di ogni altro posto, ha dimostrato che si può rinascere anche dalle macerie più totali.


Fonti consultate: ARPAE Emilia-Romagna; Protezione Civile; Regione Emilia-Romagna; testimonianze dirette; Procura di Ravenna; CNR-IRPI; varie testate giornalistiche locali e nazionali.
Immagine cortesia di Ufficio Stampa – Provincia Autonoma di Trento

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