Il cielo che si accende: le aurore boreali sulle Dolomiti negli ultimi due anni
Da maggio 2024 a gennaio 2026: sei eventi straordinari hanno dipinto di luci colorate le nostre montagne
Chi avrebbe mai pensato di vedere l’aurora boreale dalle Dolomiti in modo così intenso e così frequente? Quello che fino a pochi anni fa sembrava un sogno riservato ai viaggi in Lapponia o in Islanda, è diventato realtà grazie all’intensificazione dell’attività solare del Ciclo 25. Dal maggio 2024 a gennaio 2026, le nostre montagne sono state teatro di sei spettacoli celesti eccezionali, documenti di un Sole sempre più attivo e di tempeste geomagnetiche di intensità raramente raggiunta.
Il fenomeno spiegato: cosa sono le aurore boreali
L’aurora boreale nasce dall’incontro tra il vento solare – un flusso continuo di particelle cariche emesse dal Sole – e il campo magnetico terrestre. In condizioni normali, la magnetosfera del nostro pianeta devia queste particelle verso i poli, dove interagiscono con i gas dell’alta atmosfera (ossigeno e azoto) creando le caratteristiche luci colorate.
Durante intense tempeste geomagnetiche, causate da espulsioni di massa coronale (CME), questo equilibrio si rompe. Le particelle solari riescono a penetrare più a sud del normale, rendendo possibile l’osservazione di aurore anche alle nostre latitudini alpine, un fenomeno eccezionale che richiede condizioni molto specifiche.
I colori dell’aurora dipendono dall’altitudine e dal tipo di gas coinvolto: l’ossigeno a quote più basse produce il caratteristico verde, mentre a quote elevate genera il rosso intenso che abbiamo visto protagonista sui nostri cieli. L’azoto contribuisce con tonalità blu e viola.
10-11 maggio 2024: La tempesta del secolo
L’evento che ha segnato l’inizio di questa era straordinaria per le Dolomiti risale alla notte tra il 10 e l’11 maggio 2024. Una tempesta geomagnetica di classe G5 – la più alta della scala – ha investito la Terra con un’intensità non vista dal 2003. L’indice Kp ha raggiunto il valore massimo di 9, configurando quello che gli esperti definiscono una “tempesta geomagnetica estrema”.
La causa è stata identificata nel gruppo di macchie solari AR3664, un’area attiva grande 17 volte il diametro della Terra che ha generato una serie di espulsioni di massa coronale dirette verso il nostro pianeta. L’arrivo delle particelle ha compresso il campo magnetico terrestre intorno alle 19:00 del 10 maggio, dando inizio a uno spettacolo che ha stupito l’intera Europa.
Sulle Dolomiti, come in gran parte del Nord Italia, sono stati osservati sia fenomeni aurorali veri e propri con archi verdi visibili all’orizzonte nord, sia archi aurorali rossi stabili (SAR) – un fenomeno collegato ma distinto, generato dalle correnti ad anello terrestri durante intense perturbazioni geomagnetiche. Le webcam delle nostre vette hanno documentato bagliori rossastri e violacei che hanno illuminato profili familiari con luci mai viste prima.
L’evento è stato così intenso da far temere interferenze con satelliti, GPS e reti elettriche, confermando la potenza di questa tempesta che non si registrava da oltre due decenni.
10-11 ottobre 2024: Bis d’autunno
Cinque mesi dopo, il 10-11 ottobre 2024, una nuova tempesta geomagnetica di classe G4 ha riportato l’aurora boreale sui cieli italiani. Originata da un brillamento solare di classe X1.8 dalla regione attiva AR3848, questa tempesta ha raggiunto un indice Kp di 8+, sufficiente per rendere visibili fenomeni aurorali anche dalle nostre latitudini.
L’evento di ottobre ha presentato caratteristiche diverse rispetto a maggio: meno intenso ma comunque spettacolare, con archi aurorali bassi sull’orizzonte nord e colorazioni prevalentemente rosse. Le condizioni atmosferiche favorevoli, con cielo sereno su buona parte del territorio alpino, hanno permesso osservazioni di qualità nonostante la presenza della luna al primo quarto.
Questo secondo episodio ha confermato come il 2024 fosse un anno particolare per l’attività solare, con il Sole che mostrava chiari segnali di avvicinarsi al massimo del suo ciclo undecennale.
15 aprile 2025: Fino al centro Italia
Tra gli eventi più significativi del 2025 spicca la tempesta geomagnetica del 15 aprile, che ha segnato un record per estensione geografica del fenomeno in Italia. Questa tempesta “cannibale” di classe G4, generata dalla fusione di due espulsioni di massa coronale consecutive, ha spinto i fenomeni aurorali fino alle latitudini del centro Italia – un evento di eccezionale rarità che non si vedeva da decenni.
La particolarità di questo episodio è stata la capacità delle aurore di spingersi così a sud da essere osservate non solo dalle consuete regioni alpine e padane, ma anche da zone come Toscana, Lazio ed Emilia-Romagna. Testimonianze fotografiche sono arrivate persino da osservatori situati a latitudini che normalmente non vedono mai questi fenomeni, confermando l’intensità straordinaria dell’evento.
L’indice Kp ha raggiunto valori prossimi a 8+, mantenendosi per diverse ore a livelli tali da permettere osservazioni anche a occhio nudo in zone caratterizzate da basso inquinamento luminoso. La tempesta ha inoltre causato significative interferenze nelle comunicazioni radio e nei sistemi GPS, testimoniando la potenza dell’impatto geomagnetico.
1-2 giugno 2025: Spettacolo alpino
Due mesi dopo l’evento di aprile, la notte tra l’1 e il 2 giugno 2025 ha regalato un ulteriore spettacolo aurorale, questa volta di intensità più contenuta ma comunque significativa. Una tempesta geomagnetica di classe G3-G4, originata da un brillamento solare di classe M2.7 della regione attiva AR4199, ha raggiunto la Terra nel weekend della Festa della Repubblica.
Sebbene meno estesa geograficamente rispetto agli eventi precedenti, questa tempesta ha permesso belle osservazioni dall’arco alpino e dalle zone montane del Nord Italia. Le webcam delle Dolomiti hanno catturato archi aurorali rossastri che si stagliavano contro i profili delle vette, mentre fotografi e appassionati hanno documentato fenomeni visibili fino alle quote collinari delle regioni settentrionali.
L’evento è stato particolarmente apprezzato perché è coinciso con un weekend di cielo sereno su gran parte delle Alpi, offrendo condizioni di osservazione ottimali dopo mesi di tempo instabile. L’indice Kp ha oscillato tra 6+ e 7, sufficiente per rendere visibili archi aurorali dalle zone montane ma non abbastanza intenso per spingersi alle latitudini centrali della penisola.
12 novembre 2025: La tempesta “cannibale”
Cinque mesi dopo l’evento di giugno, il 12 novembre 2025, una tempesta geomagnetica ancora più peculiare ha colpito la Terra. Gli esperti l’hanno soprannominata “CME cannibale” perché originata dalla fusione di due espulsioni di massa coronale: la seconda, più veloce, ha raggiunto e inglobato la prima nello spazio interplanetario, creando una struttura magnetica complessa e particolarmente energetica.
Questa tempesta di classe G4 ha avuto origine dalla regione solare AR4274, caratterizzata da particolare instabilità. L’impatto con la magnetosfera terrestre ha generato correnti geomagneticamente indotte talmente intense da far temere per l’integrità di satelliti e infrastrutture elettriche.
Dalle Alpi alle Dolomiti, fino alla Sardegna, sono stati osservati bagliori rosati, viola e fucsia. L’evento si è prolungato per due notti consecutive, offrendo multiple opportunità di osservazione.
19-20 gennaio 2026: Il gran finale
Il più recente di questi eventi straordinari si è verificato nella notte tra il 19 e 20 gennaio 2026. Una tempesta geomagnetica di classe G4, scatenata da un brillamento solare X1.9 del 18 gennaio, ha nuovamente portato l’aurora boreale alle latitudini alpine.
L’evento ha raggiunto il picco con un indice Kp di 9, rendendo i fenomeni aurorali visibili anche da Trentino-Alto Adige, Veneto e Lombardia. La tempesta si è inoltre accompagnata a una tempesta di radiazioni solari S4, la più intensa degli ultimi 20 anni, sottolineando l’eccezionalità del momento solare che stiamo vivendo.
Il Ciclo Solare 25: verso il massimo
Tutti questi eventi si inseriscono nel contesto del Ciclo Solare 25, iniziato nel dicembre 2019 e attualmente in fase di massima attività. Gli scienziati stimano che il picco del ciclo si sia verificato tra la fine del 2024 e l’inizio del 2026, spiegando la concentrazione di eventi estremi in questo periodo.
Ogni ciclo solare dura circa 11 anni e vede alternarsi fasi di minimo e massimo di attività. Durante il massimo, le regioni attive sul Sole, come macchie solari e brillamenti, aumentano di numero e intensità, incrementando la probabilità di espulsioni di massa coronale e conseguenti tempeste geomagnetiche sulla Terra.
Il Ciclo 25 si sta rivelando più attivo del previsto. Inizialmente gli esperti avevano stimato un massimo moderato, ma l’evoluzione degli eventi ha superato tutte le previsioni, regalandoci spettacoli come quelli documentati sulle nostre Dolomiti.
Lezioni per le Dolomiti
Questi sei eventi straordinari insegnano molto sulla natura dinamica del sistema Sole-Terra e sui suoi effetti anche alle nostre latitudini. Le Dolomiti, con i loro cieli limpidi e l’assenza di inquinamento luminoso nelle zone più remote, si sono rivelate palcoscenici ideali per l’osservazione di fenomeni che fino a pochi anni fa consideravamo impossibili da queste parti.
Per gli abitanti delle nostre valli, questi spettacoli hanno rappresentato momenti di meraviglia condivisa, notti passate con il naso all’insù a cercare bagliori inaspettati, webcam monitorate con ansia e social network che si riempivano di immagini incredibili. Un legame rinnovato con il cosmo che ci circonda.
Guardare avanti
Con l’avvicinarsi della fase discendente del Ciclo Solare 25, la frequenza di eventi estremi come quelli descritti dovrebbe gradualmente diminuire nei prossimi anni. Tuttavia, il Sole rimane imprevedibile, e non è escluso che ci riservi ancora sorprese.
L’importante è mantenere viva l’attenzione: le tempeste geomagnetiche vengono monitorate costantemente da agenzie specializzate come il NOAA Space Weather Prediction Center, che emettono allerte quando le condizioni sono favorevoli all’osservazione di aurore anche alle nostre latitudini.
Per chi vive nelle Dolomiti, questi ultimi due anni hanno dimostrato che vale sempre la pena alzare gli occhi al cielo quando arrivano gli avvisi di tempesta geomagnetica. Il prossimo spettacolo potrebbe essere dietro l’angolo, pronto a dipingere ancora una volta le nostre montagne con i colori del cosmo.
In ultimo, vi segnalo un mio articolo, scritto sul mio blog personale, dove analizzo il lato oscuro delle Aurore Boreali, ovvero cosa potrebbe succedere se si verificasse una tempesta ancora più violenta, evento ancora più raro, ma che si ripete nei secoli: Tempeste Solari: cosa insegna “l’evento Carrington” sul nostro futuro
Fonti: NOAA Space Weather Prediction Center, INGV Geomagnetismo, ESA Space Weather Service Network.