L’Uragano Melissa: il record che nessuno voleva vedere
Ottobre 2025: quando la natura ha riscritto i libri di storia meteorologica
Se l’Uragano Milton del 2024 aveva già impressionato il mondo meteorologico, l’Uragano Melissa dell’ottobre 2025 ha riscritto completamente i libri di storia. Non solo per la sua potenza devastante, ma per aver stabilito record che speriamo non vengano mai superati.
Il mostro nasce nel mare caldo
Melissa si è formata il 21 ottobre 2025 come tredicesima e ultima tempesta nominata della stagione atlantica. Come spesso accade con i cicloni più pericolosi, le sue origini sono state modeste: un’onda tropicale proveniente dall’Africa occidentale che ha attraversato tutto l’Atlantico quasi inosservata.
Tutto è cambiato quando il sistema ha raggiunto i mari eccezionalmente caldi dei Caraibi. Le temperature superficiali dell’oceano erano di 30°C – ben 2-3 gradi sopra la media – con acque insolitamente calde anche negli strati più profondi. Una vera e propria “riserva di energia” per la tempesta.
L’intensificazione esplosiva
Dal 25 al 27 ottobre, Melissa ha subito quello che i meteorologi chiamano “intensificazione esplosiva”, passando da tempesta tropicale a uragano di Categoria 5 in tempi record. Il picco è stato raggiunto con venti sostenuti di 297 km/h e una pressione centrale di 892 mb, pareggiando il record dell’Uragano del Labor Day del 1935.
Ma il dato più impressionante è arrivato dai dropsonde – le sonde lanciate dagli aerei negli uragani. Melissa ha registrato una raffica di vento di 406 km/h a 200 metri di altitudine, superando il precedente record mondiale stabilito dal Tifone Megi nel 2010.
L’impatto devastante sui Caraibi
Jamaica: il colpo più duro
Il 28 ottobre, alle 13:00 ora locale, Melissa ha toccato terra in Giamaica nella sua massima intensità. È stato l’uragano più forte mai registrato nell’Atlantico al momento del landfall, superando persino l’Uragano Gilbert del 1988 che aveva già devastato l’isola.
La devastazione è stata totale: 2,8 milioni di giamaicani sono rimasti senza elettricità, intere comunità sono state isolate, e l’isola è stata dichiarata zona disastrata dal Primo Ministro Andrew Holness.
Cuba e oltre
Il giorno successivo, il 29 ottobre, Melissa ha colpito Cuba orientale come uragano di Categoria 3, causando allagamenti e frane nella provincia di Santiago de Cuba. Circa 735.000 persone hanno dovuto lasciare le proprie case.
Il sistema ha poi attraversato le Bahamas come uragano di Categoria 1, prima di dirigersi verso Bermuda dove è arrivato il 30 ottobre come Categoria 2, per poi dissolversi nelle fredde acque del Nord Atlantico.
Il bilancio tragico
I numeri finali di Melissa parlano di una tragedia umana immensa: almeno 76 morti confermati in tutta la regione. Haiti ha pagato il prezzo più alto con 43 vittime, inclusi 10 bambini, principalmente a causa delle inondazioni causate dallo straripamento del fiume La Digue. La Giamaica ha contato 32 vittime, mentre la Repubblica Dominicana una.
Oltre 700.000 bambini sono stati colpiti dalla tempesta in tutto i Caraibi, con milioni di persone sfollate e comunità intere ancora isolate.
Il ruolo del cambiamento climatico
Gli scienziati del clima non hanno dubbi: Melissa è figlia del riscaldamento globale. Secondo Climate Central, il cambiamento climatico ha reso le temperature oceaniche eccezionali 500-900 volte più probabili e ha aumentato la velocità massima dei venti di circa 16 km/h, incrementando il potenziale distruttivo fino al 50%.
Come ha dichiarato il ministro della crescita economica giamaicano Matthew Samuda alla Conferenza ONU sui cambiamenti climatici: “L’Uragano Melissa ha cambiato la vita di ogni giamaicano in meno di 24 ore… è la prova della nuova fase del cambiamento climatico.”
Una lezione per il futuro
Melissa rappresenta quello che i climatologi chiamano il “nuovo normale” della meteorologia estrema. Uragani di questa potenza, che un tempo erano eventi rarissimi, stanno diventando sempre più frequenti a causa del riscaldamento degli oceani.
La stagione atlantica 2025 ha prodotto tre uragani di Categoria 5 – un numero superato solo dalla storica stagione 2005 che includeva Katrina, Rita e Wilma. E proprio come allora, anche stavolta abbiamo assistito all’incredibile potenza che questi “mostri” meteorologici possono scatenare.
Vista dalle nostre montagne
Anche se gli uragani non toccano le Dolomiti, eventi come Melissa ci ricordano quanto sia interconnesso il nostro clima planetario. Le stesse temperature oceaniche record che alimentano questi cicloni sono parte del sistema globale che porta ondate di calore eccezionali sulle nostre montagne, con conseguenze sui ghiacciai e sull’equilibrio del nostro ecosistema alpino.
Osservare questi fenomeni estremi, anche a migliaia di chilometri di distanza, ci aiuta a comprendere meglio i cambiamenti che viviamo quotidianamente guardando fuori dalla nostra finestra in Val di Fassa.
Il nostro pensiero va alle popolazioni caraibiche colpite da questa devastazione senza precedenti.
Fonti consultate: National Hurricane Center; Yale Climate Connections; Climate Central; CNN; CBS News; NPR; World Vision; Wikipedia; varie agenzie meteorologiche internazionali.
Immagine satellitare cortesia di [NASA/NOAA/fonte originale]