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Ciclone Harry: tre giorni che hanno cambiato la Sicilia

Ciclone Harry: tre giorni che hanno cambiato la Sicilia

Gennaio 2026: tre giorni di furia che hanno riscritto la geografia della costa orientale siciliana

Catania, 20-21 gennaio 2026Il mare che entra nelle case, che trascina via le auto, che cancella intere spiagge. Onde di 10 metri che si abbattono come martelli sulla costa ionica. E un nome che nessuno dimenticherà mai: Harry. Non un uragano tropicale, ma un ciclone mediterraneo che per tre giorni ha mostrato tutta la sua furia distruttrice.

Harry: l’anatomia di un mostro

Il Ciclone Harry non è arrivato all’improvviso. I meteorologi lo seguivano da giorni, questo vortice depressionario nato sul Nord Africa che richiamava correnti umide sud-orientali cariche di una violenza inaudita. Una “circolazione depressionaria centrata sulla Tunisia” che ha trasformato il Mediterraneo in una gigantesca macchina da guerra meteorologica.

Dal 18 al 21 gennaio 2026, Harry ha scaricato la sua furia su Sicilia, Calabria e Sardegna, ma è stata la costa orientale siciliana a pagare il prezzo più alto. 518,6 millimetri di pioggia in 60 ore a Fondachelli-Fantina nel Messinese. Oltre 400 millimetri in decine di stazioni della provincia di Catania. Ma soprattutto, quelle onde di quasi 10 metri che hanno riscritto la geografia costiera.

Quando il mare reclama la terra

Le immagini più drammatiche sono arrivate da Taormina, Mazzeo, Acireale, Aci Trezza. Il mare che entra nei locali di San Giovanni li Cuti. Le imbarcazioni trascinate sulla strada insieme a rocce e detriti. La pavimentazione stradale di Mazzeo di Taormina completamente distrutta dalle onde.

A Catania, il villaggio marinaro di Primo Sole si è trasformato in un torrente di acqua e fango. I torrenti Buttaceto e Acquicella sono esondati allagando la strada statale 121. Decine di famiglie evacuate, animali domestici salvati dai soccorritori, il caos totale.

“Tendiamo a interpretarli come attacchi del mare alle opere umane; in realtà, sono i momenti in cui la natura reclama ciò che le è stato sottratto”, ha commentato con amara poesia Fabio Morreale di Natura Sicilia. Perché è questo che è successo: Harry ha restituito al mare quello che l’uomo aveva creduto di sottrargli per sempre.

La macchina dell’emergenza

Per la prima volta in anni, l’Italia ha visto scattare contemporaneamente l’allerta rossa su tre regioni. 200 persone evacuate solo nelle province di Messina, Catania e Siracusa. Oltre 1.600 interventi dei Vigili del Fuoco nelle tre regioni, di cui più di mille nel “triangolo d’emergenza siciliano”.

150 comuni con le scuole chiuse. La circolazione ferroviaria sospesa sull’asse ionico Messina-Catania-Siracusa. L’aeroporto Fontanarossa di Catania con il Terminal C chiuso. Un’intera regione in ginocchio.

Ma stavolta – e questo è il particolare che riempie di orgoglio – zero vittime. “La preparazione per l’allerta rossa stavolta ha segnato zero vittime”, ha sottolineato con soddisfazione la Protezione Civile siciliana. Un risultato che testimonia come, quando si vuole, l’Italia sappia far funzionare la macchina dell’emergenza.

I numeri di una catastrofe

  • Oltre 1 miliardo di euro di danni stimati
  • 244 milioni nella sola provincia di Catania
  • 202,5 milioni nel Messinese
  • 159,8 milioni nel Siracusano
  • Onde fino a 10 metri registrate a Catania
  • 95 residenti evacuati solo ad Acireale
  • Un peschereccio affondato nel porto di Catania

La politica dell’emergenza

“Seguo con attenzione gli effetti della tempesta Harry”, ha scritto su X il vicepremier Antonio Tajani. “Il Governo ha chiesto lo stato di emergenza per Sicilia, Calabria e Sardegna”. Parole che arrivano sempre dopo, quando i danni sono fatti e le immagini hanno già fatto il giro del mondo.

Il presidente della Regione Sicilia Renato Schifani ha dichiarato lo stato di crisi e di emergenza regionale, stanziando i primi 70 milioni di euro per le urgenze. Una goccia nel mare – è il caso di dirlo – rispetto ai danni reali.

La lezione che non impariamo

Harry ha messo in luce, ancora una volta, la fragilità del nostro rapporto con la natura. Decenni di cementificazione selvaggia delle coste, di infrastrutture costruite troppo vicino al mare, di un’urbanizzazione che non ha mai tenuto conto del fatto che il mare, prima o poi, si riprende sempre quello che è suo.

“L’eccessiva vicinanza delle costruzioni alla riva” è il filo conduttore di ogni devastazione, come ha sottolineato Morreale. Ma continuiamo a costruire, continuiamo a cementificare, continuiamo a credere che la tecnologia possa tenere a bada per sempre la forza della natura.

Il silenzio dei media

C’è un particolare che fa riflettere: quando il maltempo colpisce il Sud, fa meno notizia. Nonostante Harry abbia provocato danni superiori al miliardo di euro, nonostante abbia messo in ginocchio tre regioni, la copertura mediatica è stata limitata. Come se le tragedie del Mezzogiorno valessero meno, come se i siciliani fossero più abituati a soffrire.

Le lezioni per le nostre montagne

Anche se Harry è un fenomeno tipicamente mediterraneo, le sue lezioni valgono anche per le Dolomiti. L’intensificazione degli eventi estremi è un fenomeno globale. Quello che oggi si manifesta con onde di 10 metri in Sicilia, domani potrebbe manifestarsi con valanghe eccezionali, frane devastanti o alluvioni lampo nelle nostre valli.

La preparazione all’emergenza, l’allertamento tempestivo, la capacità di evacuare preventivamente le popolazioni a rischio: sono lezioni universali che valgono dal livello del mare fino a 3.000 metri di quota.

La Sicilia che non si arrende

Oggi, a poche settimane da Harry, la Sicilia orientale sta lentamente tornando alla vita. Le strade vengono ripulite, i porti rimessi in sicurezza, le case ricostruite. Perché è questa la forza di questa terra: l’abitudine millenaria a ripartire sempre da zero.

Ma Harry resterà per sempre nella memoria collettiva come il ciclone che ha dimostrato che il mare non perdona, che la natura non accetta compromessi, che quando decide di far sentire la sua voce, lo fa con una potenza che può solo umiliarci e farci riflettere.

Un pensiero va a tutti coloro che hanno perso casa, barca, attività. Ma anche un plauso a chi, con competenza e dedizione, ha garantito che da questa tragedia nessuna vita umana andasse perduta.


Fonti consultate: Protezione Civile Sicilia; Protezione Civile Nazionale; Regione Sicilia; Prefetture di Catania, Messina e Siracusa; Vigili del Fuoco; Rete Ondametrica Nazionale; servizi meteorologici regionali; testimonianze dirette.
Immagine cortesia Comando Provinciale Vigili del Fuoco di Catania

info@fassacom.com

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