HomeNeveLo stato dell’inverno 2025-2026: dalla lunga attesa alla Val di Fassa finalmente imbiancata

Lo stato dell’inverno 2025-2026: dalla lunga attesa alla Val di Fassa finalmente imbiancata

Lo stato dell’inverno 2025-2026: dalla lunga attesa alla Val di Fassa finalmente imbiancata

Un inverno di contrasti: dicembre mite e asciutto, gennaio gelido ma senza neve, poi la svolta del 24 gennaio che ha ridato il paesaggio invernale alle nostre valli


Mentre ci avviciniamo alla fine di febbraio, è tempo di fare un bilancio di questo inverno 2025-2026 che ha saputo stupirci, preoccuparci e infine regalarci quello spettacolo bianco che ogni anno attendiamo con ansia dalle nostre finestre dolomitiche. Un inverno fatto di lunghe attese, temperature estreme e colpi di scena meteorologici che hanno tenuto col fiato sospeso tutti noi appassionati di montagna.

Dicembre: il falso inverno

L’inverno meteorologico è iniziato in sordina, con un dicembre che ha tradito le aspettative di chi sperava in un avvio nevoso della stagione. Le temperature minime, pur scendendo regolarmente sotto lo zero come da tradizione, si sono mantenute costantemente sopra la media stagionale, creando quella sensazione di “falso inverno” che ogni montanaro conosce bene.

La prima nevicata era arrivata addirittura nell’ultima decade di novembre, facendo sperare in un dicembre generoso. Invece, da quel momento fino alla fine dell’anno, le precipitazioni si sono praticamente azzerate. Un evento meteorologico che ha caratterizzato non solo la Val di Fassa, ma l’intero settore delle Alpi centro-orientali, creando un contrasto stridente con quanto accadeva dalle nostre parti verso ovest.

Le webcam delle valli mostravano paesaggi bruni e spogli, con le sole piste da sci artificialmente innevate a ricordare che eravamo pur sempre in pieno inverno. Chi come me vive stabilmente in valle sa quanto possa essere frustrante osservare le previsioni che annunciano neve ovunque tranne che da noi.

Capodanno: arriva il gelo, ma non la neve

La notte di San Silvestro ha segnato una svolta termica importante, ma non quella che tutti aspettavamo. L’arrivo di aria decisamente più fredda ha portato le prime gelate significative, con le temperature minime che hanno iniziato a scendere in maniera decisa.

Da quel momento è iniziato un periodo di freddo intenso e prolungato che si è protratto per oltre due settimane, portando le minime fino a sfiorare i -15°C in fondovalle. Un freddo secco e pungente, quello tipico delle giornate di alta pressione invernale, con cieli sereni e aria cristallina che rendeva i profili delle Dolomiti ancora più spettacolari del solito.

Ma il paradosso meteorologico continuava: mentre noi gelavamo sotto cieli implacabilmente sereni, le perturbazioni atlantiche portavano neve copiosa sulle Alpi occidentali. Piemonte e Valle d’Aosta si riempivano di bianco, così come la Svizzera e l’Austria. Persino il resto d’Italia riceveva le sue piogge, mentre il settore dolomitico rimaneva in una sorta di “bolla” anticiclonica che respingeva qualsiasi tentativo delle perturbazioni di raggiungerci.

24 gennaio: la svolta tanto attesa

Dopo settimane di attesa e di sguardi ansiosi verso l’orizzonte, la svolta è arrivata il 24 gennaio. I modelli matematici avevano iniziato a mostrare segnali incoraggianti già alcuni giorni prima, ma chi vive in montagna sa bene che tra le previsioni e la realtà a volte c’è ancora molta strada da fare.

Il 25 gennaio, finalmente, la Val di Fassa si è svegliata sotto una coltre bianca di 30-35 centimetri di neve fresca in fondovalle. Un risveglio che ha riempito il cuore di gioia a tutti noi che per due mesi avevamo aspettato questo momento. Le strade erano diventate silenziose, ovattate da quel manto bianco che trasforma ogni angolo della valle in una cartolina. I bambini finalmente potevano uscire con slittini e sci, i fotografi tornavano a immortalare paesaggi degni di questo nome.

Ma questa prima nevicata era solo l’antipasto di quello che sarebbe successo nei giorni seguenti.

Fine gennaio-febbraio: la valle si veste di bianco

Le perturbazioni, come se volessero recuperare il tempo perduto, hanno iniziato a susseguirsi con una certa regolarità. Altre nevicate nei giorni successivi al 25 gennaio hanno consolidato il manto nevoso, regalandoci finalmente quel paesaggio invernale che avevamo tanto atteso.

Il 3 febbraio il totale accumulato aveva raggiunto i 70 centimetri in fondovalle – valori che iniziavano a essere soddisfacenti e che permettevano alle attività turistiche invernali di funzionare al meglio delle possibilità. Le piste da sci naturali trovavano finalmente il loro elemento, e le ciaspole tornavano a essere protagoniste sui sentieri di alta quota.

L’ultimo episodio significativo si è registrato il 19 febbraio, quando una nuova perturbazione ha depositato altri 30 centimetri di neve fresca, portando la Val di Fassa a essere completamente imbiancata. Un finale di stagione che ha saputo riscattare l’avvio così deludente.

Temperature: il freddo di gennaio, il tepore di febbraio

Dal punto di vista termico, questo inverno ha mostrato due volti completamente diversi. Se gennaio è stato caratterizzato da quel freddo intenso e prolungato di cui abbiamo parlato, febbraio ha mostrato temperature più miti, nella media stagionale o leggermente superiori.

Le minime di febbraio si sono attestate prevalentemente tra -6 e -9°C, valori che hanno permesso alla neve di mantenersi bene ma senza creare particolari disagi alla circolazione o alle attività quotidiane. Un equilibrio perfetto per chi vive in montagna: abbastanza freddo per mantenere il paesaggio invernale, non troppo per rendere difficile la vita di tutti i giorni.

Un inverno di lezioni meteorologiche

Questo inverno 2025-2026 ci ha ricordato ancora una volta quanto la meteorologia alpina possa essere capricciosa e imprevedibile. La distribuzione delle precipitazioni, con le Alpi centro-orientali rimaste all’asciutto per settimane mentre il resto dell’arco alpino si riempiva di neve, è stata un perfetto esempio di come l’orografia e la dinamica atmosferica possano creare situazioni molto localizzate.

La lunga attesa della prima vera nevicata ci ha fatto apprezzare ancora di più quel 25 gennaio, quando finalmente la Val di Fassa si è risvegliata imbiancata. È in momenti come questi che realizziamo quanto sia importante la neve per la vita delle nostre valli, non solo dal punto di vista economico e turistico, ma anche emotivo e paesaggistico.

L’inverno dolomitico senza neve non è solo un problema pratico – è una ferita all’anima di chi vive queste montagne con passione.

Verso la primavera: nuovi cambiamenti in arrivo

Mentre scriviamo queste righe, la situazione meteorologica sta nuovamente cambiando. Le temperature degli ultimi giorni stanno salendo in maniera sensibile, tanto per dare un’idea, oggi abbiamo registrato +12°C a Vigo di Fassa, segnalando l’avvicinarsi di una fase più mite che potrebbe portarci verso una conclusione anticipata della stagione invernale.

Paolo nei prossimi giorni analizzerà nel dettaglio questa nuova tendenza e le prospettive per le settimane a venire, in un articolo dedicato che pubblicheremo domani.

Il bilancio finale

Se dovessimo riassumere questo inverno 2025-2026 in poche parole, diremmo che è stato un inverno di contrasti e di attese. Deludente nella prima parte, riscattato da un febbraio che ci ha finalmente regalato quella Val di Fassa imbiancata che tutti aspettavamo.

Un inverno che ci ha insegnato, ancora una volta, la pazienza. Chi vive in montagna sa che la natura ha i suoi tempi, e che a volte bisogna aspettare per vedere realizzati i propri sogni bianchi. Ma quando finalmente arriva, la neve sa ricompensare tutta l’attesa con quella magia che solo lei sa regalare.

Ora, mentre osserviamo le temperature salire e la primavera che si avvicina, possiamo dire che questo inverno, pur con tutti i suoi ritardi e le sue stranezze, ci ha comunque regalato i suoi momenti di pura bellezza dolomitica.


Osservazione diretta dalla Val di Fassa | Anton Sessa – Dolomiti Meteo
Dati rilevati dalle stazioni meteorologiche locali e osservazione diretta sul campo
Fotografia di Anton Sessa realizzata il 25 gennaio a Soraga di Fassa

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